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Infografiche

La storia della TFA

Quando i refrigeranti sintetici subiscono una perdita, i raggi UV li degradano in acido trifluoroacetico (TFA): un PFAS che non si degrada.

Queste infografiche tracciano il percorso del TFA, dalle sue origini fino alla sua destinazione finale, e dimostrano che la via d’uscita esiste già. Tutte le immagini possono essere scaricate e condivise liberamente.

01

Da dove proviene il TFA

I prodotti fluorurati rilasciano TFA durante tutto il loro ciclo di vita: dalla produzione dei polimeri fluorurati, passando per la fabbricazione e l’utilizzo dei prodotti, fino alla gestione dei rifiuti.

In ogni fase della sua produzione, questa sostanza si disperde nell’aria, nel suolo e nell’acqua, raggiungendo i lavoratori, i consumatori e l’ambiente in generale.

Diagramma circolare intitolato “Il ciclo di vita dei prodotti fluorurati, dall’estrazione delle materie prime fino alla fine del ciclo di vita”. Quattro fasi si susseguono lungo il cerchio: produzione di polimeri fluorurati, fabbricazione del prodotto, utilizzo del prodotto e gestione dei rifiuti. Ciascuna fase è contrassegnata dalla sigla TFA e da icone relative alle emissioni nell’aria, nel suolo e nell’acqua, nonché all’esposizione dei lavoratori, dei consumatori e della biota (piante e animali).
Il ciclo di vita dei prodotti fluoruratiIl TFA viene emesso in ogni fase del ciclo di vita di un prodotto fluorurato, non solo alla fine.Fonte: da confermare
Scarica il file PNG: Il ciclo di vita dei prodotti fluorurati

02

Il TFA è un PFAS

Le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) sono note come “sostanze chimiche eterne”: non si degradano naturalmente nell’ambiente e sono state associate a numerosi problemi di salute.

Il TFA è un composto PFAS persistente. Si tratta di un derivato a catena corta del PFOA: presenta due atomi di carbonio anziché otto, pur mantenendo la stessa struttura fluorurata.

Modelli “palla e bastoncino” di due molecole affiancate: il TFA, una piccola molecola con due atomi di carbonio, e il PFOA, una catena di otto atomi di carbonio. Entrambe presentano atomi di fluoro lungo la catena carboniosa e un gruppo acido a un’estremità. Un arco contrassegnato con la sigla PFAS collega le due molecole. Titolo: Il TFA e il PFOA appartengono alla stessa «famiglia» di PFAS.
Il TFA e il PFOA appartengono alla stessa “famiglia” di PFASCatena corta, stessa famiglia: il TFA e il PFOA sono entrambi PFAS.Fonte: da confermare
Scarica il file PNG: Il TFA e il PFOA appartengono alla stessa “famiglia” di PFAS

03

Si trova nelle nostre acque sotterranee

Il TFA resiste alla degradazione e si accumula nei corpi idrici, minacciando gli ecosistemi acquatici e le risorse idriche destinate al consumo umano.

Le acque sotterranee della Svizzera dimostrano quanto si sia già estesa.

Mappa della Svizzera con diverse centinaia di punti di campionamento delle acque sotterranee, colorati in base alla concentrazione di TFA: fino a 0,5 µg/l (al di sotto del limite di quantificazione), da 0,5 a 1 µg/l, da 1 a 10 µg/l e oltre 10 µg/l. I punti compresi tra 1 e 10 µg/l sono concentrati nel nord e nell’ovest del Paese; un sito nel nord supera i 10 µg/l. Nelle Alpi, a sud, prevalgono valori più bassi.
TFA in Svizzera: acque sotterraneeIn numerose località della Svizzera settentrionale e occidentale si registrano valori di TFA compresi tra 1 e 10 µg/l; in una di esse il valore supera i 10 µg/l.Fonte: da confermare
Scarica il file PNG: TFA in Svizzera: acque sotterranee

04

Si trova nelle foglie e nel vino

Il TFA non rimane in acqua. I campioni di foglie mostrano concentrazioni in aumento anno dopo anno, in linea con i valori di TFA ricavati dai modelli relativi alle emissioni di HFO-1234yf.

Anche il vino racconta la stessa storia: le annate più vecchie contengono pochi o nessun TFA, mentre quelle recenti ne contengono molti di più, compreso il vino biologico.

Grafico lineare, dal 2011 al 2020, della concentrazione di TFA in campioni di foglie, espressa in microgrammi per chilogrammo di peso secco. Nel pioppo piramidale si osserva un calo da circa 470 nel 2011 a circa 380 nel 2013, seguito da un aumento fino a circa 1.030 nel 2020. Il faggio comune (Rotbuche) registra un aumento da circa 150 nel 2012 a circa 320 nel 2019. Una terza linea su un secondo asse, che rappresenta l’immissione modellizzata di TFA derivante dalle emissioni di HFO-1234yf in tonnellate, sale da un valore prossimo allo zero a circa 220 nel 2020.
Concentrazione di TFA nei campioni di foglieIl TFA nelle foglie di pioppo ha superato i 1.000 µg/kg di peso secco entro il 2020, registrando un aumento in linea con il TFA modellizzato derivante dall’HFO-1234yf.Fonte: da confermare
Scarica il file PNG: Concentrazione di TFA nei campioni di foglie
Grafico a dispersione della concentrazione di TFA nel vino per annata, dal 1970 al 2030, per i vini bianchi biologici, i vini rossi biologici, i vini bianchi convenzionali e i vini rossi convenzionali. Le annate precedenti al 2000 si attestano vicine allo zero e rimangono al di sotto di circa 40 fino al 2015. I campioni a partire dal 2020 circa presentano valori compresi tra circa 20 e circa 320, con i vini biologici che si collocano tra circa 40 e 230.
Specializzazione TFA in enologia biologica e convenzionaleI vini prodotti tra gli anni ’70 e gli anni ’90 presentano livelli di TFA minimi o nulli; le annate recenti, sia biologiche che convenzionali, ne presentano livelli molto più elevati.Fonte: da confermare
Scarica il file PNG: Specializzazione TFA in enologia biologica e convenzionale

05

Cosa comportano i PFAS per la salute

Tale cifra si riferisce ai PFAS in generale, non esclusivamente al TFA.

I PFAS sono stati associati a numerosi problemi di salute. Il grafico illustra gli effetti segnalati dell’esposizione ai PFAS sull’organismo, distinguendo i nessi accertati con elevata certezza da quelli con un grado di certezza inferiore.

Sagome di una donna incinta e di un uomo con gli organi colpiti evidenziati. Effetti associati ai PFAS con elevata certezza: patologie tiroidee, aumento dei livelli di colesterolo, tumore al fegato, tumore ai reni, tumore ai testicoli e, come effetti sullo sviluppo del feto, ritardo nello sviluppo delle ghiandole mammarie, ridotta risposta ai vaccini e peso alla nascita inferiore alla norma. Effetti con grado di certezza inferiore: cancro al seno, malattia infiammatoria intestinale (colite ulcerosa), aumento del tempo necessario per concepire, ipertensione indotta dalla gravidanza o pre-eclampsia, obesità, inizio precoce della pubertà, aumento del rischio di aborto spontaneo, nonché bassa conta e mobilità degli spermatozoi.
Rischi per la salute legati ai PFASTra i fattori associati con un elevato grado di certezza figurano le patologie tiroidee, i livelli elevati di colesterolo, i tumori al fegato, ai reni e ai testicoli, nonché un peso alla nascita inferiore alla norma.Fonte: US National Toxicology Program (2016); C8 Health Project Reports (2012); WHO IARC (2017); Barry et al. (2013); Fenton et al. (2009); White et al. (2011).
Scarica il file PNG: Rischi per la salute legati ai PFAS

06

La fonte e la legge

Secondo la proposta di restrizione dell’UE sui PFAS, i refrigeranti sintetici rappresentano la fonte principale e in più rapida crescita di PFAS in Europa.

Nella tabella relativa ai tonnellaggi e alle emissioni del 2020, l’impiego dei gas fluorurati rappresenta l’unico settore di utilizzo che si colloca nella fascia più alta per quanto riguarda il contributo alle emissioni totali.

Seguite la tabella di marcia legislativa
Tabella tratta dalla proposta di restrizione dell’UE sui PFAS: tonnellaggi ed emissioni dei principali settori di utilizzo e di produzione per il 2020, ordinati per fascia di tonnellaggio. L’applicazione dei gas fluorurati occupa il primo posto nella tabella: fascia di tonnellaggio 5 (oltre 10.000 tonnellate all’anno), fascia di emissioni 2 (dal 5 al 25 per cento delle emissioni generate nella produzione e nell’uso) e contributo alle emissioni 5 (oltre il 50 per cento delle emissioni totali), l’unico settore con il punteggio di contributo più elevato. Seguono il settore TULAC (tessili, tappezzeria, pelle, abbigliamento e tappeti), i dispositivi medici, la produzione manifatturiera, i materiali a contatto con gli alimenti e gli imballaggi, i trasporti, i prodotti da costruzione, l’elettronica e i semiconduttori, i lubrificanti, il settore petrolifero e minerario, il settore energetico, la galvanoplastica, i cosmetici, le miscele di consumo e la sciolina. Testo a margine: I refrigeranti sintetici, noti come HFOs, sono una fonte primaria di PFAS.
I refrigeranti sintetici, noti come HFOs, rappresentano una fonte principale di PFASGas fluorurati: oltre 10.000 tonnellate all’anno, pari a più della metà delle emissioni totali.Fonte: EU PFAS Restriction Proposal (2023).
Scarica il file PNG: I refrigeranti sintetici, noti come HFOs, rappresentano una fonte principale di PFAS

07

Il cambiamento è possibile

Sono già disponibili soluzioni prive di PFAS che si stanno dimostrando efficaci. I refrigeranti naturali, quali la CO₂, l’ammoniaca e gli idrocarburi, eliminano i PFAS e contribuiscono a ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

È già successo in passato: negli anni ’90, i produttori tedeschi sono passati dall’R12 all’R134a e infine all’idrocarburo R600a nel giro di pochi anni.

Scoprite le soluzioni
Grafico a barre sovrapposte relativo alla composizione dei refrigeranti in percentuale, dal 1991 al 1998 (nessuna barra per il 1996). 1991 e 1992: solo R12. 1993: prevalentemente R12, con il 15% di R134a e il 2% di R600a. 1994: 72% di R134a e 28% di R600a. 1995: 85% di R600a e 15% di R134a. 1997: 98% di R600a. 1998: 99% di R600a.
Il passaggio ai refrigeranti naturali è possibileDal solo R12 nel 1991 al 99% di R600a nel 1998.Fonte: da confermare
Scarica il file PNG: Il passaggio ai refrigeranti naturali è possibile

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